Perché è giusto spendere soldi pubblici in massaggi
Ho letto con disappunto, sul Suo giornale (pertanto, non certo con stupore), l’articolo dal titolo «Massaggi tailandesi e sinfonismo nei corsi della Provincia di Savona».Premesso che ritengo – sinceramente e non come esercizio retorico praticato da taluni – la libertà di critica un fondamento della nostra democrazia, non posso esimermi dal constatare che talvolta e per fini palesemente politici questa imbocchi delle strade che conducono il lettore lontano dalla verità e verso fraintendimenti a dir poco di dubbio gusto.Non so quale opinione abbiano l’autrice dell’articolo e Il Giornale su chi pratica l’attività di massaggiatore e massaggiatrice nel pieno rispetto della legge, nella tutela della salute dei clienti, nell’impegno che ogni attività professionale o lavorativa richiede. Per me sono lavoratori e lavoratrici, professionisti. Tali da meritare pari dignità rispetto a chi pratica impianti tricologici, tanto per fare un esempio che non risulterà né ignoto, ne degno di irrisione al Giornale.Non so se il Giornale conosca il peso nell’economia anche della nostra provincia di attività quali quelle comprese nel comparto della salute, dell’estetica, del benessere. Mi sorge il dubbio che questa conoscenza, in chi si fa paladino del «fare impresa» e dello «scommettere sulle proprie capacità per essere competitivi», sia a dir poco carente. Che dire, per fare un altro riferimento all’articolo, dei corsi di cortesia francese? Rispetto il pensiero del Giornale sulla asserita assenza della necessità di imparare qualcosa dai francesi.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=281900


